
Liberato dalla vergogna occasionalmente ostile sono sgomento come se niente fosse per davvero. Un chiarore provvisorio quasi concluso potrebbe far credere il contrario. Ma quella sera in un certo senso sapevo essere impertinente e scherzoso. Con un timbro chiaro avrebbero detto finché non si arrivava al prato zappando zolle di terra e d'erba. E ogni arredo. Ogni oggetto più nitido mai neppure una volta senza che andasse a finire male. Male a battere i pugni e a tormentare i cani. Mandando all'aria intere esistenze qualcosa di simile all'ansia dove trovare rifugio - il tuo, prova a dire il tuo nome. E mi pulisco le dita perché è evidente che non avrò alcun amico la prossima volta. Intendevo la prossima volta non sarà più estate dopotutto è il rigore che non si sopporta. E' possibile. Il mattino dopo tutto è sempre più calmo. Per non menzionare questo cielo che m'affatica la vista come fossi una corteccia salata. Un incontro senza fretta. Un tempo sgombro. Il sottofondo provocatorio di una lite. Per certe cose che erano state dette. Il disprezzo forse. Una di fronte all'altra. Una donna analoga ma capovolta.
