E la testa mi si svuota mentre scandisco la parola V.E.R.N.I.C.E e quest’ombra s’allunga dall’inizio di me ad un punto poco più in alto. Per non menzionare quello che aspetto e ciò che devo fare. Perché alla fine amo quel rumore che fai con i denti mentre dormi. Ogni notte. E tutte le volte che rispondo che magari si tratta di felicità. Felicità e basta. E nessuno mi perdona. In qualche modo. Una differenza superflua ma impossibile. Un contorno non separato una figura doppia. Tra loro. Questo tratto a matita meravigliosamente intimo e oscuro è come terra battuta. Un gesto irregolare a soffitto basso. E non riesco ad evitarla questa debolezza. Un dolore dolce e distante. Un sentimentalismo da proteggere a mano serrata su piante a fusto alto. "Vieni qui, - diceva - Avvicinati piano." come zucchero grezzo burro e cocco. Come se fosse una cosa solida. Un istante come di ogni altro luogo - a ogni oggetto la sua tasca. Scegliendo il lato e il rumore che avrebbe fatto cadendo.
20070629
Hyphenate
E la testa mi si svuota mentre scandisco la parola V.E.R.N.I.C.E e quest’ombra s’allunga dall’inizio di me ad un punto poco più in alto. Per non menzionare quello che aspetto e ciò che devo fare. Perché alla fine amo quel rumore che fai con i denti mentre dormi. Ogni notte. E tutte le volte che rispondo che magari si tratta di felicità. Felicità e basta. E nessuno mi perdona. In qualche modo. Una differenza superflua ma impossibile. Un contorno non separato una figura doppia. Tra loro. Questo tratto a matita meravigliosamente intimo e oscuro è come terra battuta. Un gesto irregolare a soffitto basso. E non riesco ad evitarla questa debolezza. Un dolore dolce e distante. Un sentimentalismo da proteggere a mano serrata su piante a fusto alto. "Vieni qui, - diceva - Avvicinati piano." come zucchero grezzo burro e cocco. Come se fosse una cosa solida. Un istante come di ogni altro luogo - a ogni oggetto la sua tasca. Scegliendo il lato e il rumore che avrebbe fatto cadendo.
20070612
Zener
Sì. Ridevamo entrambi annuendo diverse volte come carta al sapore di anguria. Avremmo discusso nonostante il freddo pur di farlo. Vecchie decorazioni natalizie dimenticate. Di sicuro. Un mucchio. Ma era faticoso camminare distanti - gli dissi una volta. Senza un sostanziale preavviso s'irrigidì e lo trovai disarmato come può esserlo del biancospino. Benché di poco lo sguardo e il fiato era troppo presto persino per noi. Si sapeva che l'attesa ritornava come qualcosa di spaventoso. Un corpo immerso nell'acqua. Un tratto costruito a nuovo. A voce alta dalla cima della testa. Di ogni altro luogo lui - senza che io lo sapessi - era una musica notturna. Un debole rumore di animali.
20070610
Opal Violet
20070607
Doll Face
20070606
Irish Moss E407

L'avevo già fatto ed è diventato qualcos'altro come a dire avrei potuto fasciare le mani e lasciare che accadesse. In un atto unico. Ho preferito guardare da un'altra parte. Semplicemente. Come può esserlo questo fare cerchi con la penna e la testa che poggia di lato. Senza resa. Dannatamente uguale a me stesso mi trovo sempre fermo nello stesso punto. A Nord. Quasi Nord-Ovest. Un'ombra rabberciata su fondo misto.
Iscriviti a:
Post (Atom)

